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Un origami nello spazio

Sembrerebbe uno scherzo ma non è così, qualche tempo fa, il 7 aprile 2008 è apparsa sui giornali di tutto il mondo la notizia dell'intenzione da parte di uno scienziato giapponese di lanciare un aereo di carta dallo spazio. Questo progetto, appoggiato dall'agenzia spaziale giapponese e che vede la partecipazione di un famoso astronauta,potrebbe dare importantissime indicazioni per lo studio dell'impatto dei veicoli spaziali con l'atmosfera terrestre durante il rientro.Il capo del progetto Shinji Suzuki, professore al dipartimento di aeronautica dell'università di Tokio, dichiara che fino a dieci anni fa , discutendo con alcuni esperti, si era espresso in modo scettico all'idea di lanciare nello spazio un aereo fabbricato con l'antica arte giapponese di piegare la carta; ma dopo qualche tempo si era reso conto che, visto la lentezza con cui questi modellini planavano, tutto sommato la cosa non era poi così assurda. La spinta definitiva a questo progetto ci fu quando Suzuki incontrò Takuo Toda, il presidente dell'associazione giapponese aerei origami,il quale dopo il lancio del primo shuttle da parte della nasa nel 1977 aveva provato a crearne dei modelli simili.

Toda invitò alcuni scienziati tra cui Suzuki, al lancio di un aereo di carta di 2 metri di lunghezza dalla cima di una montagna. il successo del lancio fece grande impressione allo scienziato che decise di cominciare con l'esperimento.Suzuki e Toda hanno quindi fabbricato un piccolo shuttle di 7 centimetri di lunghezza, e 5 di larghezza, utilizzando un foglio di carta di canna da zucchero, rivestito di uno speciale spray protettivo. Il modello è stato sottoposto a tutte le sollecitazioni atte a simulare il contatto di un velivolo con l'atmosfera terrestre,e ad una velocità di mach 7 e ad una temperatura di 240 gradi non ha subito danni. Il progetto ha ricevuto i primi 300.000 $ di finanziamento dall'agenzia spaziale giapponese. A dire la verità i dubbi nel mondo scientifico sono tanti,ma secondo il dottor Suzuki,nella scienza per imparare tutte le cose è stato necessario provare.


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